Riceviamo da Mario Nardicchia questo articolo sulla vicenda del fuorionda tra Fini e Trifuoggi, e lo pubblichiamo integralmente:

“Pescara docet

Aprutii (gli Abruzzi, plurale come da Costituzione della Repubblica Italiana,art.137) docent: regione dei terremoti –geologici,quelli prima ,durante i tragici minuti alle ore 3,32 del 6 aprile c.a. e dopo.-; ma anche politicoistituzionali –Giunta Salini arrestata il 29 settembre 1992 su ordine dell’allora Sostituto Procuratore dell’Aquila Fabrizio Tragnone (morto qualche settimana fa all’età di 56 anni per un male incurabile), poi assolta dalla Corte d’Appello di Roma con sentenza del 7 novembre 1998, Ottaviano del Turco, presidente della Giunta regionale, arrestato con alcuni assessori e funzionari il 14 luglio 2008 a seguito delle indagini condotte dal Procuratore Capo del Tribunale di Pescara, Nicola Trifuoggi, coprotagonista del «fuorionda» del 6 novembre u.s. nella sala consiliare del Comune di Pescara, interlocutore del Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.

Pure –o soprattutto- Pescara (Vicus Aterni o anche Ostia Aterni per i Romani, o semplicemente Aternum) docet! Anche qui un sisma di tutto riguardo: il 15 dicembre 2008 il sindaco della città e segretario regionale PD, Luciano d’Alfonso, con un imprenditore e con il suo ex segretario particolare, vengono confinati agli arresti domiciliari su impulso del p.m. Gennaro Varone.

Siamo nella città del vate Gabriele, ma anche di Ennio Flaiano, entrambi di Pescara Portauova, il vecchio nucleo a sud del fiume, contrapposta al comune di Castellammare Adriatico, a nord dello stesso fiume, istituito nel 1807.

Gabriele d’Annunzio, il poeta-soldato, ma anche il vate-deputato, che tenne testa durante il fascismo a Benito Mussolini e che già il 20 marzo 1900, con un gesto clamoroso, a Montecitorio ove era stato eletto nelle liste di destra nelle votazioni del 1897 (celebre il suo comizio ricordato come “Il discorso della siepe” tenuto a Piazza della Repubblica di Ortona), sconfiggendo il rivale Giuseppe Valignani, esclamò a sorpresa:«Lascio i banchi della destra e corro verso la vita»!

Oggi, 6 novembre 2009, giorno del fuorionda nella sala consiliare del Comune dell’ex Castellammare, ove si consumò ai tempi del vate una diatriba municipale tra consiglieri “cafoni” come Antonio Mengarino e Giulio Citrullo e “grandi assessori” come don Aiace a proposito dell’arrivo del “cholera” che i consiglieri istruiti discutevano a bassa voce, ricordata come “La guerra del Ponte”, Gianfranco-Gabriele sfida Silvio-Benito, ed il procuratore Capo Trifuoggi ci mette la sua pezza a colore, scendendo un carico da 11, riferito a mire imperialiste del Cavaliere denunciate dal Presidente Fini: «E’ nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l’imperatore romano»!

Che buffo e sarcastico: un nipotino del “maestro”.di Dovia di Predappio, Benito-Amilcare –Andrea, accusa di comportamenti imperialisti il tycoon di Arcore nella cui compagine politica fondata da un predellino di autovettura in Piazza San Babila a Milano un bel giorno (18 novembre 2007) ha fatto confluire e riversare, annientandolo tombalmente, il proprio partito storico ispirato al socialismo di Mussolini (arabo?muslim=musulmano),perfezionato e modernizzato nel tempo, degno ormai di occupare un posto di riguardo nella destra europea!

Se non fosse per Flaiano, dovremmo farci su un bello sbuffo. Ma Ennio ci ristora con uno dei suoi più che appropriati aforismi: «La situazione è tragica, ma non seria»!.
E sembra oltremodo premonitore l’”incolto” consigliere comunale agricoltore delle dannunziane «Novelle della Pescara» Giulio Citrullo che lascia quella seduta a Palazzo di Città de “gli idi d’agosto” assieme a Mengarino,”vecchio agricoltore pieno di probità e di saggezza”, sentenziando mentre si sofferma per accendere la pipa: «Ocche bàdene a isse! Ca ssta vote sa coma va sgrizzenne li cocce, pe’ la Majelle!…I nin vulesse essè lu sinnache».”

Mario Nardicchia

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